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Assicurazioni agevolate in agricoltura: un declino inaspettato negli ultimi tre anni

Pubblichiamo il parere del direttore del Cesar Angelo Frascarelli in merito allo stato delle assicurazioni agevolate in agricoltura in Italia.

1) Le campagne assicurative 2016 e 2017 hanno avuto una diminuzione di valore assicurato. Perché?

Le ultime due campagne assicurative segnano una generalizzata diminuzione dei capitali assicurati, da Nord a Sud.

Il motivo  principe di tale fatto è sicuramente da attribuire alle esagerata burocratizzazione del sistema di assicurazione “agevolato”:  il decreto ministeriale 162/2015, cosiddetto “decreto semplificazione” e il PAI (Piano Assicurativo Individuale) hanno generato tali e tante complicazioni che hanno fatto desistere  gli agricoltori ad assicurarsi, o meglio si sono assicurati certamente coloro che pensavano di avere rischi certi, aumentando a dismisura l’antiselezione del rischio.

Il PAI ha ingolfato il sistema, introducendo nel già farraginoso tradizionale meccanismo  una nuova ed ulteriore attività per i CAA, già alle prese con l’atavica inefficienza del sistema AGEA;  il “ritardo burocratico” con  cui è partita  la macchina assicurativa agevolata ha  frenato gli agricoltori, colpiti  in gran parte anche dai blocchi e dai ritardi dei pagamenti delle domande uniche, su cui gravitano i contributi i per le assicurazioni agevolate.

2) Alcune situazioni che dimostrano la eccessiva burocratizzazione.

Il problema delle rese assicurabili. Dal gennaio 2015 ad oggi il meccanismo di calco del contributo rispetto alle quantità assicurate è cambiato più volte, ma i cambiamenti non sono stati ampiamente comunicati nei hai CAA, ne agli agricoltori, ne agli agenti assicurativi.

Il dramma nasce con l’art. 14 comma 8 lettera c (d. lgs 162 del 12-01.2015 che sancisce “le quantità assicurabili sono quelle realmente ottenibili dagli appezzamenti assicurati, e non devono essere superiori alla produzione media individuale dell’agricoltore” Se la resa deve essere quella realmente ottenibile (come è corretto che sia) non può essere quella media”.

Questo è articolo è stato modificato con DM. 1018 del 8 marzo 2016, ma non ha avuto la corretta diffusione, ne tra gli agricoltori ne tra gli agenti di assicurazione.

Come si calcola la resa media individuale? Si è messo in piedi un sistema di calcolo che fonda le sue basi sulle quantità assicurate nelle campagne precedenti al 2015.

C’è un errore di fondo. Prima del 2015 la quantità assicurata non era determinante o comunque non precludeva il riconoscimento del danno in quanto il sistema liquidativo si basava sul meccanismo proporzionale e non sulla differenza di resa.  Prima del 2015 molto spesso l’agricoltore assicurava tenendo conto del valore/ha, con una resa inferiore a quella ottenibile, anche per contenere il costo assicurativo, questa scelta in un sistema di liquidazione proporzionale non inficiava l’efficacia della copertura e quindi il risarcimento dei danni (comunque riferiti al valore assicurato). Inoltre per alcuni prodotti (pomodoro, cereali) vi era una quantità massima assicurabile imposta dalle condizione di assicurazione.

Oggi se la resa media individuale è inferiore del 30% rispetto da quella attesa e/o ottenibile, (questi sono gli scostamenti tra il valore riportato nel PAI e resa attesa), ha senso assicurare una produzione così bassa? Si avrebbe un risarcimento solo in caso di danni distruttivi.

3) I ritardi.

I ritardi nelle procedure. Oltre tutto sono ormai tre campagne che l’agricoltore mette in copertura le proprie colture con la Manifestazione d’interesse in quanto il PAI se pur obbligatorio da allegare al certificato di polizza non è stato mai disponibile in tempo utile. L’assenza del PAI se da un lato non consente di conoscere la resa media individuale, determinante ai fini del riconoscimento del contributo, dall’altra non consente di inserire nel certificato di polizza i dati catastali ove il prodotto è coltivato, di fatto non consente l’emissione del certificato di polizza.

Oggi di fatto l’agricoltore può modificare la sua resa, dimostrando con documenti probatori di aver prodotto di più: fatture, bolle, perizie in caso di autoconsumo e reimpiego aziendale ecc.

Quindi oggi in alcuni agricoltori (agenti di assicurazioni) non informati assicurano la resa media credendo che sia la resa massima assicurabile, compromettendo la funzionalità della polizza.

Chi assicura la resa reale non inficia l’efficacia della polizza, ma riceve un contributo sulla spesa ammessa calcolata sulla resa media e non su quella assicurata. Questo porta ad avere un contributi effettivo inferiore al 50% della spesa effettiva, alla quale spesa va poi aggiunta la spesa per la polizza integrativa per il sottosoglia.

Ritardi nell’avvio della campagna assicurativa e garanzie per rischi non percepiti.

La campagna assuntiva non parte mai prima di metà marzo, questo rende non assicurabili in tempi coerenti con l’entrata in copertura delle garanzie diversi rischi importanti. Due esempi, caso dei cerali dove il prodotto rimane fuori copertura assicurativa sei mesi su nove (durata del ciclo colturale), quasi sempre rimangono fuori i danni da eccesso di pioggia post semina o la siccità autunnale che compromettono irrimediabilmente la produttività della coltura in termini di resa. Secondo caso e la frutta a ciclo precoce (albicocche, alcune varietà di pesche) per le quali non si riesce a coprire il rischio gelo in tempo utile.

Vi sono state anche situazioni nelle quali le combinazioni delle avversità assicurabili hanno di fatto obbligato il produttore ad assicurare rischi altamente improbabili e spesso inesistenti, vedi l’eccesso di neve per colture a ciclo autunno primaverile, o la garanzia gelo su cereali a partire da fine aprile, o che si attivava solo con temperatura inferiore a -35°.  Per alcune colture inoltre non c’è la disponibilità da parte del mercato assicurativo di offrire coperture per alcune colture a invernale (cicorie, lattughe, finocchi ecc).

4) Nonostante il contributo del 65% di contributo pubblico, perché sono cresciute le assicurazioni non agevolate?

Il contributo pubblico non è  certo, e qualora arrivi, i tempi di incasso sono lunghissimi; per potersi assicurare in una qualsiasi campagna avversità, bisogna essere pronti a sottoscrivere le polizze già dal mese di marzo, il che è praticamente impossibile, considerata  la complessità degli adempimenti.

Le imprese stanno perdendo  la fiducia nel sistema agevolato, tanto che stanno crescendo enormemente le polizze non agevolate, cosiddette “SARGA”, per lo più monorischio grandine.

Le aziende preferiscono acquistare la garanzia per loro più importante ad un tasso competitivo rispetto al sistema agevolato, pagando cash la copertura, pur di non avere grane con l’AGEA, il PAI, ecc.

5) È ancora utile assicurarsi in agricoltura? Cosa consigliare agli agricoltori?

È assolutamente utile e necessario assicurarsi in agricoltura.

Il 19 giugno 2016, in Puglia nella zona di Lesina e Poggio Imperiale, è caduta una grandinata fortissima che ha devastato tutti i raccolti; ebbene circa il 40-50%  delle imprese non erano assicurate,  ed hanno perso tutto, con le banche con cui sono già indebitati, pronte a battere loro cassa.

Il 2017 è stato caratterizzato da un susseguirsi di avversità climatiche: il gelo in primavera, poi la grandine, poi una terrificante siccità, in fine le alluvioni.

Gli agricoltori assicurati pregano di effettuare le  perizie e le liquidazioni,  per poter dimostrare alla banca che incasseranno il risarcimento. Una dimostrazione dell’importanza di assicurarsi contro i rischi sulle avversità atmosferiche.

6) Il mondo accademico come valuta la gestione del rischio?

Il mondo accademico italiano ha prodotto molti studi sulla gestione del rischio, che evidenzia due necessità dell’agricoltura:

  • avversità climatiche in conseguenza dei cambiamenti climatici;
  • volatilità dei prezzi.

La gestione del rischio è un’attività fondamentale per le imprese ed una politica necessaria e virtuosa, molto di più dei pagamenti diretti.

7) È utile una politica di agevolazione alle assicurazioni in agricoltura? Cosa prevede La Pac del futuro?

Il futuro della PAC dopo il 2020, la volatilità dei prezzi e la conseguente necessità di lavorare su efficaci strumenti di gestione del rischio sono stati gli argomenti affrontati nella seduta informale del Consiglio dei Ministri agricoli che si è tenuta a Tallin dal 3 al 5 Settembre.

In previsione del Consiglio informale, la presidenza Estone ha presentato ad inizio estate un documento di lavoro finalizzato a stimolare il dibattito sull’instabilità dei mercati connessa alla volatilità dei prezzi e sugli strumenti di gestione del rischio.

La crescente instabilità dei mercati sul fronte dei prezzi e le maggiori incertezze sul fronte della produzione, in un contesto di eventi atmosferici avversi sempre più estremi e ricorrenti, sono aspetti con i quali gli agricoltori europei sono costretti a fare i conti. In tale scenario il dibattito sulla PAC, all’alba di un nuovo negoziato sulle regole del gioco (è attesa entro febbraio la Comunicazione della Commissione sul futuro della PAC), non può esimersi dall’affrontare uno dei punti più problematici lasciati irrisolti dalla riforma Ciolos.

È riconosciuto da più parti che, in funzione del tipo di situazione che si presenti, la gestione del rischio deve essere attuata a livello individuale, a livello collettivo e a livello governativo. Se, infatti, è insito nell’attività di impresa fronteggiare i rischi di normale entità attraverso strategie aziendali atte a ridurre l’entità del possibile danno economico (si pensi, ad esempio, alla diversificazione colturale per essere maggiormente resilienti alla variazione dei prezzi), la gestione di situazioni più complesse necessita di strumenti ad hoc messi in atto a livello collettivo tramite le OP o il sistema cooperativo. Situazioni di crisi più profonda, benché meno frequenti, possono avere effetti devastanti e, per questo motivo, necessitano di interventi pubblici tempestivi ed efficaci.

8) Quali soluzioni?

C’è stata un’involuzione del sistema assicurativo agevolato in agricoltura.

Bisognerebbe trovare meccanismi tali da consentire all’agricoltore di pagare solamente la quota non agevolata e transitare i contributi pubblici ai consorzi di difesa,  come era una volta.

Se l’agricoltore potesse pagare la sua quota di premio non agevolata, senza la spada di Damocle relativa all’incertezza del pagamento del sostegno della Pac, il sistema ripartirebbe con grande slancio.

L’Italia ha un PSRN con 1,6 miliardi di euro sulla gestione del rischio. Per una volta che abbiamo la certezza delle risorse finanziarie, siamo stati capaci di bloccare il sistema, inventando assurde complicazioni burocratiche.

Occorre che il Ministro faccia ripartire le procedure normative e operative, che si sono bloccate negli ultimi tre anni.

Il sistema delle assicurazioni agevolate in agricoltura è cresciuto dal 2004 al 2014; il sistema si è involuto negli ultimi tre anni, vanificando il lavoro svolto a Bruxelles per avere a disposizione adeguate risorse finanziarie.

Il problema è molto chiaro:

  • dopo 15 anni di buona politica sulla gestione del rischio, dal 2015 sono stati fatti due errori gravi: il decreto ministeriale 162/2015 (Agricoltura 2.0, che è stato un vero fallimento) e la totale impasse di Agea;
  • oggi la situazione della gestione del rischio (assicurazioni agevolate) in Italia è allo sbando: Agea ha i soldi, ma non paga; i Consorzi di Difesa e gli agricoltori non ricevono i soldi e si sono fortemente indebitati.

Cosa fare?

Due interventi immediati:

  • modificare il decreto ministeriale 162/2015 e il sistema del calcolo delle rese assicurabili;
  • assicurare il funzionamento di Agea.

Questi interventi sono essenziali ed urgenti e riguardano la politica agraria nazionale. A seguire, l’impegno deve riguardare anche un potenziamento/miglioramento degli strumenti degli strumenti del rischio nella Pac post 2020.

 

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