Strenne e prodotti tipici umbri

Arriva il Natale e con esso le strenne natalizie.

Queste rimangono una delle poche costanti in un periodo in cui sia le abitudini sia le tradizioni vengono messe a dura prova dalla recente pandemia.

I cesti natalizi rappresentano un concentrato di prodotti tipici e, proprio per questo, anche un’opportunità di vendita in più per le eccellenze umbre. Buona parte dei prodotti del territorio a marchio UE, che ricordiamo essere più di 20, finiscono per essere venduti insieme, offrendo di fatto un’importante opportunità di cooperazione tra aziende e allo stesso tempo di conoscenza da parte dei consumatori dei prodotti della propria Regione.

Tra quelli contrassegnati da marchio si può trovare l’Olio d’oliva Umbria, il farro di Monteleone di Spoleto, i salamini italiani alla Cacciatora, il Pecorino e via dicendo fino al Panpepato di Terni.

Il riconoscimento che viene dato dall’UE a simili prodotti costituisce un fattore di estrema importanza, soprattutto in un contesto di globalizzazione dei consumi. Infatti, da un lato si tutela il produttore da possibili falsificazioni o utilizzo improprio del nome, dall’altro si fornisce al consumatore un prodotto per cui vengono specificate non solo le caratteristiche, ma anche la provenienza e il processo con cui viene ottenuto, facendone percepire maggiormente la qualità.
Proprio la qualità, unitamente alla possibilità di dare manforte all’economia locale nonché di conoscere a fondo le eccellenze del territorio, rappresenta l’occasione e al tempo stesso il motivo per il quale acquistare quei cesti natalizi che valorizzano i prodotti della propria Regione.

Strenne e prodotti tipici umbri di Angelo Frascarelli e Tommaso Cesaretti

L’agricoltura biologica in Umbria di Angelo Frascarelli e Tommaso Cesaretti

Biologico: l’Umbria cresce

I dati resi noti agli inizi di Ottobre 2020 mostrano una tendenza di crescita generale del segmento biologico dell’agricoltura italiana, non solo in termini di superfici utilizzate, ma anche al livello occupazionale. Infatti, i quasi 2 milioni di ettari e i numerosi operatori biologici (più di 80 mila) mostrano un processo di consolidamento decennale, il quale ha portato ad un incremento di 897 mila ettari a partire dal 2010 (+78,9%) e, nello stesso arco di tempo, di 29 mila aziende agricole. Nell’ultimo anno sono stati 35 mila gli ettari in più di superfici bio, che equivalgono ad un incremento nell’ordine del 2%.

Esso risulta piuttosto contenuto, specie se si effettua il confronto con le variazioni in termini percentuali di Regioni come Umbria, Emilia-Romagna, Veneto e P.A. Trento.

Proprio l’Umbria sta vivendo un periodo di dinamicità nel settore, evidenziato non solo dalla crescita della superficie dell’ultimo anno, ma anche dall’aumento degli operatori biologici, gran parte dei quali, come si vedrà in seguito, rappresentati dai produttori esclusivi. Inoltre, i numeri mostrano una ripartizione della superficie a favore di colture quali cereali, olivo e foraggere.

Agricoltura bio in Umbria